Appunti con gli amici

Laboratorio sulla struttura del nuovo Centro

 

Partecipanti: Daniela Dolci, Sandro Mazzi, Mariella Franzitta, Lucio Giumo, Alfredo Rubino, Renate Zwick, Natale Musarra, Vito La Fata, Giuseppe Barone

Coordina: Giuseppe Barone.

 

  Sandro chiede quale modello di struttura darsi.

 Giuseppe propone di fare un ordine di trattazione dei punti. Si discuterà prima della struttura, poi degli strumenti, infine di incarichi e impegni precisi. Invita Lucio a meglio illustrare la sua proposta del mattino, che non ha potuto leggere interamente. Gli chiede se ritiene che vi siano dei punti di contatto con le altre proposte.

 Lucio risponde che vi sono dei punti comuni di fondo. La differenza sta essenzialmente nel tipo di struttura prescelto, se fondazione o associazione. Ha pensato alla fondazione perché può meglio raccogliere contributi e ottenere finanziamenti internazionali. Non vede perché anche Danilo non debba avere la sua fondazione. Propone entro l’autunno di creare un’iniziativa che ricordi quanto si è fatto nel passato. Potrebbe essere: 1) sulla scuola di Mirto, secondo il progetto originario; 2) sulla maieutica reciproca, con contributi a livello nazionale e internazionale. Pensa si debba recuperare la rete dei contatti, che è sfrangiata. Ha redatto un pamphlet per gli studenti di architettura, dove sostiene che con la maieutica è possibile realizzare una partecipazione autentica dal basso. Lo stesso ritiene che si possa fare in politica. Propone di contattare Ginsborg o Gherardo Colombo per degli incontri di formazione. Ritiene che ci si possa dare fin da ora una strutturazione per incarichi.

 Natale crede che si debba innanzitutto creare una struttura nuova, avente carattere provvisorio e sperimentale, e contemporaneamente chiarire gli scopi dell’iniziativa. Le due cose devono andare di pari passo. E’ d’accordo sull’assumere incarichi organizzativi fin da subito, basandosi sulle autocandidature di chi è presente a questo laboratorio, da estendere, anche mediante inviti specifici, ai componenti dell’assemblea plenaria. Questi incarichi sarebbero provvisori e potrebbero integrarsi con altri, proposti anche nei mesi successivi da chi in questi giorni è assente. Gli incaricati dovrebbero essere dei suscitatori maieutici, allo scopo di attivare e mantenere i collegamenti, e sospingere gruppi e singoli alla collaborazione e all’impegno puntuale. Propone di creare una nuova associazione, che assorba oppure coesista col Centro Studi per lo sviluppo creativo. Quanto alla fondazione, la vedrebbe possibile in un secondo momento, dato che occorre maggior tempo per costituirla, legandola alla gestione di un luogo fisico, quale ad esempio il Borgo di Dio. Propone di nominare un coordinatore e quattro incaricati, con compiti definiti (la gestione del bollettino e di una lista telematica, l’organizzazione di un convegno, l’attivazione dell’autofinanziamento).

 Sandro apprezza il pragmatismo di Natale, ma si chiede quale sia la ragion d’essere di questa nuova struttura. Bisognerebbe anche pensare a come diffondere il pensiero e le opere di Danilo. Pensa a due diverse associazioni, una che si occupi dello sviluppo creativo e l’altra dell’attività di valorizzazione delle opere e del pensiero di Danilo.

 Vito è fondamentalmente d’accordo con Sandro. Abbiamo al momento due esigenze: far nascere la fondazione, e ristrutturare o rifondare l’associazione esistente. Sono due cose distinte e separate. Con la fondazione si conserva un patrimonio che va protetto e valorizzato; per crearla occorre avere degli strumenti di gestione e di controllo eletti e complementari. Essa va strutturata in modo che esista oggi e per sempre. Noi abbiamo la responsabilità di farla. Non è vero che ci sono cavilli, problemi finanziari, ecc. insormontabili. La potremmo creare ex novo, dotandola per statuto della possibilità di ricevere finanziamenti anche europei. Negli anni potrebbe capitalizzarsi e produrre pubblicazioni, convegni, ecc. L’associazione è invece molto più libera: esistono decine di modelli di associazione. La si può prevedere per diversi usi (occorre lasciare tutte le porte aperte). L’associazione è più flessibile riguardo alla progettazione, alla richiesta di finanziamento sui progetti e alle dinamiche politiche di movimento. La fondazione può accedere a donazioni, acquisire beni, capitalizzare, investire denari: cosa molto più complessa per le associazioni. Egli crede molto alle fondazioni bancarie, ad esempio la Fondazione per il Sud, che finanziano progetti di fondazioni di comunità e sono sostanzialmente indipendenti dal potere politico.

 Natale (interrompendolo): Non si può pensare ad una fondazione bancaria, sia per una questione di immagine che di sostanza!

 Giuseppe ricorda che esiste già un’associazione, che ha sede in Sicilia: il Centro per lo sviluppo creativo “Danilo Dolci”. E’ un qualcosa di ibrido perché ha un forte radicamento in Sicilia anche se vi fanno parte Daniela, in quanto presidente del comitato svizzero, e lui stesso, che non è siciliano. Esistono poi una serie di realtà non formalizzate. Vorrebbe che l’associazione esistente fosse aperta ad una pluralità di voci, che mantenessero comunque idee comuni condivise. Ritiene fondamentale organizzare un convegno per discutere della struttura maieutica.  Premesso che vi sono diversi componenti dell’attuale Centro per lo sviluppo creativo, che ritengono insufficiente la sua attuale struttura, nonostante il gran lavoro svolto, pensa che lo stesso debba essere allargato, implementato. Trova assurdo ad esempio che persone presenti a quest’incontro non facciano parte dell’associazione. Perché è evidente che se siamo accomunati da alcuni punti fermi, tutti dovremmo poter far parte del Centro per lo sviluppo creativo. Illustra tre diverse possibilità:

1) Lavorare in una struttura esistente come il Centro per lo sviluppo creativo, cercando di farlo evolvere a struttura nazionale e internazionale, cosa che oggi è in minima parte.

2) Oppure inventarsi una nuova struttura. Il Centro per lo sviluppo creativo assumerebbe allora una connotazione ancor più localistica. Controindicazione: raddoppiando le strutture, raddoppia anche la raccolta fondi.

3) Altra possibilità: lasciar vivere il Centro e inventarsi una struttura più agile, una sorta di coordinamento tra le realtà esistenti. Sarebbe questa una soluzione ponte, che andrebbe definita nel giro di un paio d’anni..

Il discorso relativo alla fondazione è completamente altro rispetto a quello sull’associazione.

 Renate: Vi sono tante fondazioni che fanno del lavoro concreto.

 Vito: L’intervento politico vi è più difficile.

 Giuseppe non ha ancora capito, dopo diversi anni che se ne parla, quali siano i vantaggi e gli svantaggi di una fondazione. Non  ha ancora oggi un quadro chiaro della situazione, e come lui tanti altri. Prima di parlare dello strumento, occorrerebbe parlare di quello che vorremmo fare, dell’esigenza che ci spinge a fare. In sostanza, non sa dire cosa sia meglio tra associazione e fondazione.

 Sandro propone di fissare una pausa di 15 minuti.

 Daniela ritiene possibile creare una seconda istituzione. La fondazione va bene per conservare il patrimonio, l’associazione per il lavoro concreto, futuro, per andare avanti. La proposta di una fondazione bancaria è da prendersi sul serio. Vi sono anche le banche alternative, quelle etiche. Il problema maggiore riguarda le spese da fare, sia per rogare l’atto iniziale che quelle annuali, molto più onerose. Ha sempre creduto che una diversa struttura di tipo internazionale potesse essere un’alternativa al Centro per lo sviluppo creativo, dato che vi sono tante persone desiderose di farne parte. La principale difficoltà sta nella nostra capacità di gestire la struttura, nel trovare le persone più qualificate per farlo. Secondaria la questione della sede, ma due o tre volte l’anno ci si dovrebbe poter riunire.

 Lucio propone che sia una nuova struttura internazionale a promuovere la fondazione. Si potrebbe farlo in Svizzera, territorio neutro.

 Vito ricorda che in Svizzera le associazioni vengono escluse dai finanziamenti europei.

 Lucio pensa che occorre lasciar vivere l’’associazione palermitana, senza sovraccaricarla di grandi cose che non sarebbe in grado di fare, e di cui si potrebbe invece occupare la nuova struttura internazionale.

 Mariella ritiene che prima di parlare di qualsiasi struttura sia importante chiarirne gli obbiettivi. Tra questi ve ne dovrebbero essere di molto pratici, impiantati nel sociale. Propone azioni nonviolente, con un pensiero alla base condiviso da tutti. La maieutica è uno strumento che consente di arrivare a tutti gli obbiettivi, ma non è l’obbiettivo da conseguire. Per il resto, pensa ad un’associazione unica suddivisa per comitati regionali. Teme che nell’epoca attuale questa associazione non possa mantenersi indipendente e al di fuori di ogni condizionamento. Potrebbero esserci anche difficoltà nei rapporti col regime politico attuale. Propone tuttavia di partire con un’associazione che potrebbe successivamente tramutarsi in fondazione.

 Vito replica che occorre gestire in modo adeguato anche i rapporti col potere politico.

 Mariella ricorda vari tentativi di impadronirsi della figura e dell’opera di Danilo.

 Vito ritiene che si debbano ripensare alcune scelte del passato.

 Mariella condivide quest’affermazione, ferma restando la credibilità della struttura, cosa a cui Danilo teneva particolarmente.

 Vito propone di mettere ai voti due sue proposte: 1) creare un comitato di studio per la fondazione; 2) creare una nuova struttura organizzativa alternativa al Centro Studi, perché l’esigenza di molti gruppi è oggi quella di interagire tra loro e con un “gruppo di gruppi”. Pensa ad una struttura con tanti circoli che si coordinino in modo snello e creativo. Il Centro per lo sviluppo creativo potrebbe avviare il processo per giungere alla fondazione. Alcune sue progettualità potrebbero passare alla nuova associazione (risolvendo questioni burocratiche, il problema della sede, dei conti bancari). In questo modo la nuova associazione potrebbe partire fin da subito e la fondazione nascere con un gruppo più ristretto.

 Alfredo ritiene anch’egli, come Mariella, che prima di pensare alla struttura bisogna pensare agli obbiettivi. E’ fondamentale avere un programma di iniziative di pratica sociale. Occorre poi approfondire la questione dell’associazione e quella della fondazione. La sua idea è che non bisogna creare una struttura troppo rigida ma una struttura “ponte”, con persone qualificate, che abbiano una certa sintonia tra loro, affinché ogni problema non si risolva in continue discussioni, e che al tempo stesso sia in collegamento con vari gruppi e associazioni che si stanno muovendo nella società. Propone di arrivare alle strutture regionali in un secondo momento, e invece collegarsi subito coi gruppi esistenti.

 Natale si dichiara d’accordo con le ultime proposte di Vito. E’ d’accordo pure sulla fondazione bancaria, a condizione che sia collegata a una banca etica. Vede comunque la fondazione intimamente unita al Centro per lo sviluppo creativo e alla nuova struttura internazionale: alla gestione devono provvedervi componenti dell’uno e dell’altra. Il Borgo dovrebbe anche ospitare le sedi di entrambe. Invita a non creare motivi di conflitto col Centro per lo sviluppo creativo, col quale occorre semmai operare in sinergia. Riguardo agli obbiettivi, in attesa di approfondire gli scopi della nuova struttura, propone di dotarla programmaticamente della Bozza di Manifesto, naturalmente integrandola e aggiornandola. Ripete che a suo avviso la crescita organizzativa deve andare di pari passo con quella teorica: la sperimentazione va effettuata nell’uno e nell’altro senso. Quanto al lavoro sociale, propone intanto che la nuova struttura sostenga direttamente le lotte sociali avviate dai gruppi locali. Inoltre, tra gli incarichi del nuovo comitato tecnico, propone che vi sia quello di organizzare un’azione sociale al Borgo di Dio, diretta e non solo simbolica, alla quale dovrebbe partecipare tutto il movimento dolciano. Invita tuttavia, in questa fase, a non caricare di troppi compiti il comitato tecnico. Alcuni incarichi potrebbero essere assunti autonomamente, impegnando i singoli ma non l’intera struttura. Si dichiara disponibile, ad esempio, a incaricarsi della raccolta e della diffusione del materiale archivistico concernente il Centro Studi ed organismi collaterali.

 Renate propone che la nuova struttura non si chiami Associazione o Centro, ma piuttosto “Coordinamento Maieutico “Danilo Dolci”, e inglobi al proprio interno tutti i gruppi maieutici esistenti.

 Alle ore 18,45 si decide di effettuare una pausa. La discussione riprende alle ore 19.00.

 Giuseppe invita tutti a stringere i tempi e pronunciarsi sulle varie proposte.

 Daniela è d’accordo sul coordinamento dei diversi gruppi. Non sa se è cosa migliore suddividerli per regioni o piuttosto per contenuti e progettualità. Non è la geografia che ci blocca. Ci sono esigenze, tempi, ritmi diversi tra le due tipologie di gruppo.

 Sandro chiede di sapere se esiste ancora, accanto al Centro per lo sviluppo creativo, la vecchia associazione del Centro Studi e iniziative.

 Vito spiega che il Centro Studi e iniziative è in liquidazione da vent’anni perché dichiarato fallito.

 A Sandro interessa sapere ciò perché l’associazione che abbiamo intenzione di creare dovrebbe essere totalmente nuova.

 Giuseppe conferma che il Centro Studi e iniziative non esiste più, è chiuso.

 Sandro propone di costituire una nuova associazione, ma non sotto il nome di “Danilo”, perché potrebbe essere d’ostacolo ad alcuni progetti scolastici.

 Natale non è d’accordo con quest’ultima proposta perché lo stesso Danilo, contrario al culto della personalità, giustificò tuttavia l’uso del suo nome da parte di qualche comitato di amici con la necessità di avere un punto di riferimento certo e riconoscibile per la sua attività educativa.

 Giuseppe tira le conclusioni del dibattito. Crede che vi sia un consenso di massima su molti punti. Vi è un chiaro orientamento da parte di tutti a non lavorare in seno all’associazione siciliana, ma di costituire un nuovo organismo. Gli sembra comunque buona l’idea di Renate di non chiamarlo Associazione o Centro, ma Coordinamento o altro ancora, non solo per non creare conflittualità con l’associazione esistente (cosa a cui personalmente non crede), ma soprattutto per distinguersi anche nominalmente da quella. E’ bene sapere che vi sono due strutture distinte che possono talvolta lavorare insieme. La nuova struttura, secondo Giuseppe, dovrebbe avere una vocazione sicuramente nazionale ma anche un’apertura internazionale. Si comporrebbe di comitati, circoli o gruppi di lavoro, non connotati necessariamente in senso geografico/territoriale o tematico.

 Alfredo non è d’accordo ad usare la parola “circoli” perché a suo avviso potrebbe essere considerata negativamente.

 Lucio è d’accordo sul chiamarli gruppi e basta.

 Natale pensa che vi possano essere anche altri organismi, ad esempio delle “antenne” di pochi aderenti non attivi sul territorio, alla maniera di Amnesty International, che potrebbero successivamente trasformarsi in gruppi, e viceversa.

 Giuseppe ritiene che il Coordinamento debba avere una struttura aperta da potersi successivamente modificare. Considera molto buona l’idea di Vito di un Comitato di studio per la costituzione della fondazione.  Ma chi ne farà parte? Sarebbe bene uno o più rappresentanti dell’associazione, del Coordinamento e della famiglia, ma soprattutto un paio di esperti in materia legale. Gli esperti dovrebbero essere, possibilmente, anche “militanti”: occorre individuare figure simili e chiedere a Beneduce. Non crede all’ipotesi che il Centro per lo sviluppo creativo possa fondersi con la Fondazione. Quanto al Coordinamento, bisognerà prima o poi decidere che tipo di associazione è. Al momento possiamo definirlo un’associazione leggera, non riconosciuta.

 Renate osserva che vi è soltanto l’obbligo di registrazione all’Agenzia delle entrate.

 Secondo Giuseppe si potrebbe partire con un’associazione che non richiede formalità. Gli incarichi al suo interno saranno nel primo periodo (del “traghettamento”) temporanei, successivamente si arriverà ad una struttura più chiara ed efficiente, ed anche più impegnativa sul piano delle attività.

 Mariella, dal punto di vista organizzativo, chiede chiarimenti sulle piattaforme Internet di cui ha parlato Rosa Grillo.

V ito spiega che si tratta di piattaforme per l’apprendimento e la formazione a distanza.

 Natale propone di decidere adesso quanti incaricati vi dovranno essere nella nuova struttura e quali compiti dovranno assolvere. Propone un comitato tecnico composto da un coordinatore e quattro incaricati, che si occupino a rotazione: 1) del bollettino (“Appunti per gli amici”); 2) della lista di discussione telematica riservata agli aderenti al Coordinamento (“Inventiamo il futuro”) – mentre il sito e la lista “Nessi” ad esso collegata rimarranno aperti a chiunque -; 3) di organizzare l’azione al Borgo di Dio (sentiamo le risultanze del 2° Laboratorio); 4) di organizzare il convegno annuale (sentiamo che hanno deciso nel 3° Laboratorio). Propone inoltre che l’intero Coordinamento, dietro continua sollecitazione del comitato tecnico, si impegni a chiarire  e approfondire gli scopi della nostra iniziativa da qui alla prossima assemblea, che propone sia in concomitanza col convegno annuale (di cui sarebbe bene definire la data e la località in anticipo). Invita i partecipanti al laboratorio a dichiarare l’eventuale disponibilità ad assumere incarichi e relativa responsabilità. Ritiene opportuno tuttavia che gli incaricati, oltre a vantare competenze e capacità, siano distribuiti in aree geografiche diverse, cosi da facilitare i contatti tra i gruppi e venire ampiamente supportati sul territorio.

 Sandro propone di precisare che i componenti del comitato tecnico avranno dei referenti regionali che li coadiuveranno.

 Daniela è completamente d’accordo con le proposte di Natale. Invita ciascuno a chiedersi cosa possa fare, quali capacità possieda, quanto tempo può dedicare all’iniziativa. L’impegno deve essere diretto, continuo e costante.

 Giuseppe propone che il bollettino (“Appunti per gli amici” o con altro nome) esca ogni quattro mesi per via telematica, e una volta l’anno in forma cartacea anche stampata. Questo per consentirgli un’ampia diffusione all’esterno in concomitanza del convegno annuale.

 Vito dà la propria disponibilità ad occuparsi delle questioni finanziarie concernenti specialmente la fondazione.

 Renate dichiara d’incaricarsi dei rapporti con le Università tedesche (assume a tal proposito un impegno preciso).

 Giuseppe propone che il comitato tecnico sia costituito da sei componenti, anziché cinque, di cui tre coordinatori (che si alterneranno nelle funzioni di coordinazione e rappresentanza) e tre consiglieri.  I membri del comitato tecnico ruoteranno tra loro e lavoreranno in gruppo, collegati anche per via telematica.

 A seguito di sollecitazioni dei partecipanti al laboratorio e delle loro autocandidature, vengono individuati due dei tre coordinatori nelle persone di Giuseppe Barone e Lucio Giummo (il quale dichiara che si occuperà espressamente di “sollecitazione delle energie spontanee dal basso”). Allo stesso modo, viene individuata Daniela Dolci quale componente del comitato tecnico, con funzione di collegamento fra il gruppo Svizzero e quello Italiano. I partecipanti al laboratorio ritengono che debba nominarsi tra i coordinatori anche un esponente del gruppo di Palmi. Invitano infine a presentare la loro candidatura a membri del comitato tecnico, per le loro specifiche competenze e conoscenze, Francesco Cappello, al quale sarà affidata la compilazione tecnica del bollettino, e Carlo Romano.

Tutte le proposte organizzative fin qui effettuate vengono approvate all’unanimità dai presenti.

 Il laboratorio si chiude alle ore 20.30.

 

RIEPILOGO

(testo elaborato per la discussione in assemblea plenaria)

 I partecipanti al 1° Laboratorio, “Struttura”, a conclusione dei propri lavori, propongono all’assemblea plenaria quanto segue:

 

1) Costituire una nuova struttura organizzativa denominata “Coordinamento Studi Maieutici Danilo Dolci”

2) Individuare la necessità che si formi, con una certa urgenza, un comitato finalizzato alla costituzione di una fondazione che conservi, protegga e valorizzi il patrimonio documentario dolciano.

3) In attesa di approfondire gli scopi del Coordinamento, dotare lo stesso della Bozza di Manifesto, quale carta programmatica da integrare e aggiornare.

4) Provvisoriamente e sperimentalmente, il Coordinamento avrà per organo un comitato tecnico costituito da 6 componenti, di cui tre coordinatori (che si alterneranno nelle funzioni coordinazione e rappresentanza) e tre consiglieri. 

5) I membri del comitato tecnico ruoteranno tra loro e lavoreranno in gruppo, collegati anche per via telematica; oltre a vantare competenze e capacità, siano distribuiti in aree geografiche diverse, cosi da facilitare i contatti tra i gruppi e venire ampiamente supportati sul territorio. Si occuperanno principalmente: 1) di redigere il bollettino (“Appunti per gli amici”); 2) della lista di discussione telematica riservata agli aderenti al Coordinamento (“Inventiamo il futuro”) – mentre il sito e la lista “Nessi” ad esso collegata rimarranno aperti a chiunque -; 3) di organizzare un’azione diretta, e non solo simbolica, al Borgo di Dio (sentiamo le risultanze del 2° Laboratorio); 4) di organizzare il convegno annuale (sentiamo che hanno deciso nel 3° Laboratorio).

6) Il bollettino (“Appunti per gli amici”) uscirà ogni quattro mesi per via telematica, e una volta l’anno in forma cartacea anche stampata. Questo per consentirgli un’ampia diffusione all’esterno in concomitanza del convegno annuale

7) L’intero Coordinamento, dietro continua sollecitazione del comitato tecnico, si impegnerà a chiarire  e approfondire gli scopi della nostra iniziativa da qui alla prossima assemblea, da tenersi in concomitanza col convegno annuale (di cui sarebbe bene definire la data e la località in anticipo). 

8) A seguito di sollecitazioni dei partecipanti al laboratorio e delle loro autocandidature, vengono individuati due dei tre coordinatori nelle persone di Giuseppe Barone e Lucio Giummo (il quale dichiara che si occuperà espressamente di “sollecitazione delle energie spontanee dal basso”). Allo stesso modo, viene individuata Daniela Dolci quale componente del comitato tecnico, con funzione di collegamento fra il gruppo Svizzero e quello Italiano. I partecipanti al laboratorio ritengono che debba nominarsi tra i coordinatori anche un esponente del gruppo di Palmi. Invitano infine a presentare la loro candidatura a membri del comitato tecnico, per le loro specifiche competenze e conoscenze, Francesco Cappello, al quale sarà affidata la compilazione tecnica del bollettino, e Carlo Romano.

9) Altri incarichi (non comitato Tecnico): Natale Musarra dichiara d’incaricarsi della raccolta e della diffusione del materiale archivistico concernente il Centro Studi ed organismi collaterali; Renate Zwick dichiara d’incaricarsi dei rapporti con le Università tedesche (assume un impegno preciso).

10) Quanto al lavoro sociale, si propone intanto che la nuova struttura sostenga direttamente le lotte sociali avviate dai gruppi locali.

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